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4 motivi per cui odiare WhatsApp

Dopo anni di esperienza in messaggistica instantanea, mi sono resa conto che dietro l’apparente senso pratico che questo sistema infernale porta con sé, si nasconde il male e più precisamente l’anticamera dei disturbi d’ansia.

Si tende ad esaltare il nuovo msn perché ti permette di comunicare instantaneamente con le persone care, bombardarle di immagini e torturarle con note vocali piuttosto che fare lo sforzo di telefonare per davvero. In realtà abbiamo tutti perso l’abitudine di ricordare i numeri di telefono a memoria e non ci sentiamo in pace con noi stessi senza aver fatto almeno un paio di monologhi al giorno davanti a uno schermo retroilluminato, per poi lamentarci di avere la voce simile a quella di Sandra Milo e non a Piero Angela, come c’eravamo immaginati.

Zack_Morris

Tuttavia, non mi sento di assolvere del tutto WhatsApp, sebbene ne sia vittima anch’io. Ecco perché:

1. Le spunte blu e l’ultimo accesso

Confesso di aver disattivato prima le informazioni sull’ultimo accesso e, quando sono state recentemente introdotte, le famose spunte blu. Cadere in paranoia perché un messaggio viene visualizzato e non si riceve risposta è solo una delle tante cause di questa malefica opzione. Ma io non voglio avvelenarmi l’esistenza, chiedendomi se quella determinata persona ha letto o no il messaggio, ciò che conta è il contenuto della risposta e se la tua risposta a dieci righe di sfoghi e lamenti è un emoji con le guance arrossite, allora non meriti di essere il mio interlocutore.

2. “Sta scrivendo…”

Mi fa davvero piacere avere mio papà su WhatsApp e, per un breve periodo di tempo, ho anche sperato che mia madre sostituisse il suo vecchio cellulare con uno smartphone, giusto per avere delle risposte rapide su come si lavano le tende e cosa ci va nella  besciamella: peccato che i tempi di risposta non siano proprio celeri e mentre lui cerca tra caratteri e faccine, io nel frattempo ho sfornato una pizza margherita.

3. I gruppi

Il motivo principale per cui uso tantissimo WhatsApp sono i gruppi con le amiche. Siamo tutte sparse per l’Italia e per  ragioni lavorative o di tempo, si preferisce raccontare, con un file audio, ciò che ti è successo durante la giornata in modo tale da “aggiornare” più persone contemporaneamente. Peccato che all’interno di ogni gruppo, puoi incappare in due personalità opposte: da un lato quella che manda compulsivamente venticinque file audio e dall’altro, l’assenteista che non scarica immagini e note vocali per non perdere giga, salvo ritrovarsi completamente all’oscuro di fatti e avvenimenti durante l’80% delle conversazioni reali, accompagnate spesso da: ma chi? cosa? quando è successo?

4. Quelli che usano tante, troppe emoji

Il contrario del logorroico su WhatsApp è quello che si annoia a scrivere più di due parole di fila e per esprimere un concetto utilizza tutta la tastiera emoji. Potresti risultare anche divertente, ammettiamolo. A meno che tu non sia un trentenne alla ricerca di una compagna e dipendente da faccine con cuoricini o gattini. In questo caso, smettila.

Gossip_girl