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5 tipologie di utenti social per cui provo disagio

I social sono una grande piazza virtuale dove puoi imbatterti nel cafone di turno con cui probabilmente avresti avuto a che fare anche nella vita reale. Si dice sempre che sono come un grande acquario da osservare, dove fioccano i classici stereotipi che esistono anche nella vita di tutti i giorni, in molti casi anche più esasperati ed esasperanti perché ‘protetti’ dal mezzo.

Che dire poi di quelle personalità cangianti che dietro lo schermo sono in un modo e quando li incontri, in un altro? Spesso meno fighi e anche meno aggressivi. Personalmente sono diventata un mago della door selection (volevo usare quest’espressione da quando l’ho sentita dire la prima volta, perdonatemi), quindi posso stilare la mia rosa di utenti tipo che mi causano social-disagio.

Facebook

5. Quelli che «Facebook è il luogo dove vivono gattini, neonati e aforismi del Dalai Lama»

Chi possiede un profilo sul socialino blu, zeppo di immagini su bambini che ti chiedono di provare tenerezza per loro, cuccioli e gattini che parlano e catene di S. Antonio, è quasi sempre un utente della terza età, che non conosce bene il mezzo e fin qui, niente di allarmante. Quando a condividere questi interessanti contenuti è un mio coetaneo, la capacità di empatizzare da parte mia è più e meno la stessa che avrebbe mia nonna se la piazzassi davanti Sex and the city.

4. Quelli che «Se non mi faccio dieci selfie al giorno, scordo come sono fatto»

Ce l’abbiamo tutti il maniaco narcisista degli autoscatti che pensa di vivere dentro Memento. E adesso sono pure autoscatti con pezzi di bastone non croppati. Se ci fosse qualche oscuro progetto artistico dietro, di quelli che condivide Il Post, tipo “uno scatto al giorno per vedere come invecchia la pelle”, forse sarebbe anche apprezzabile, ma nella maggioranza dei casi non è così e si tratta solo di persone molto appassionate alla scarsa fotocamera interna del proprio smartphone.

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3. Quelli che «Sono così interessante che ho bisogno di riprendere tutto quello che faccio, tipo fumare una sigaretta» 

Con l’avvento di Periscope, essere vittima del desiderio altrui di mostrare al mondo come si trascorrono le giornate, è inevitabile. Su Twitter ho letto di gente che «ora LIVE su Periscope io che faccio le fusa al mio gatto». Sono gli stessi che esaltano il social per la straordinaria utilità che avrebbe nel mondo dell’informazione e del giornalismo, ma non hanno ben chiaro che la loro cameretta NON è la redazione di Sky TG 24.

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2. Quelli che «Il profilo di coppia è bello perché siamo un’anima sola»

No. Siete due cervelli distinti e pensanti, con gusti e stati d’animo differenti. Anche se aveste solo interessi in comune, non ci sarebbe comunque niente di logico, anche perché dubito che il vostro partner apprezzerebbe la condivisione di un articolo sulla nail art.

1. Quelli che «Io non uso i social, non mi piacciono. Ma hai visto cosa ha postato tizio?» 

Loro non usano Facebook. La loro bacheca è ferma al 2009 e non li vedi taggati da nessuna parte, non mettono mi piace a nulla, non commentano, non aggiornano l’immagine del profilo e non hanno una cover perché non si sono accorti della sua introduzione nel 2012. Non si capisce perché tengano attivo un profilo che non usano o forse sì: per fare stalking nella maniera più discutibile. Guardare senza essere guardati. A questa gente vorrei dire che le vie di mezzo esistono e vivere i social non significa necessariamente non avere una vita privata.

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