Era il 1999 ed ero su un treno che mi avrebbe portato a lezione. Al tempo frequentavo il corso di Filosofia del Diritto. Prendevo il treno tutti i giorni e mi divertivo ad osservare le persone attorno a me. Quel giorno, invece, avevo tra le mani un libro. Ero seduta accanto ad un ragazzo delle superiori, più giovane di me, con uno zaino stracolmo di testi scolastici. Stava studiando matematica ed ogni tanto buttava un occhio sulle mie pagine (cosa che per altro, ancora oggi, mi infastidirebbe da morire). L’avrei strangolato!

Ero in procinto di scendere quando il ragazzo in questione mi è corso incontro, mi la mollato un libro in mano ed è letteralmente sparito, il tutto alla velocità del suono. Quello che avevo per le mani era un libricino di appena 32 pagine: Quaranta frammenti per Monica, di Carlo Molinaro. Il primo istinto è stato quello di iniziare a sfogliarlo. Sulla prima pagina c’erano un nome ed un numero di telefono. Francesco 347…
Ora io non saprei spiegare bene quello che ho provato. Non ho la minima idea di cosa abbia pensato questo ragazzo, di quali siano state le aspettative nascoste in quel gesto. Ovviamente, non l’ho mai chiamato. Non gli ho neppure inviato un messaggio per ringraziarlo, perché quei frammenti erano meravigliosi e, avvolti di quel piccolo mistero, forse lo erano anche di più. Non ho saputo rispondere ad un gesto che non avrei mai fatto. E poi la chimica. Zerochimica. Con questo non voglio dire che se fosse stato un altro sarei corsa a cercarlo, ma magari il tutto mi avrebbe messo meno ansia e lo ricorderei con un po’ piu’ di pathos.
Insomma, se siete apparentemente inquietanti… evitare di regalare un libro che parla di una ragazza morta allegando nome e numero di telefono alla prima che passa. Che’ poi una non puo’ neppure toccarsi le palle.
