Non so bene dove andró a parare. Sono giorni strani. Natale si avvicina e non ho idee, non ho slanci. Mi sento come nell’ovatta distante dall’atmosfera che dovrei cercar di creare in me. Mancano pochi giorni e ho comprato un solo regalo. Altri li ho in mente… Almeno un paio li ho.
Ma dove finiscono quella semplicità, quell’attesa che si hanno da bambini? Spariscono per rivivere un giorno nei nostri figli?
Ed ecco che a Natale non capisco chi sono né cosa voglio essere. Mi è capitato spesso in questi ultimi 10 anni. Probabilmente è stato lo scossone che mi ha rivoluzionato la vita in quel tempo ormai lontano ma comunque sempre, ancora, troppo vicino. Ho smesso di sentirmi la Chiara che ero. Mi sono rifugiata in quello che credevo essere giusto. Ne sono soffocata dentro.
Vivere il Natale in una casa vuota è una cosa che mi spaventa. Anni fa credevo che oggi avrei avuto un figlio… Non volevo essere una madre “vecchia”, volevo crescere insieme ad un figlio con freschezza. Desideravo rivivere i momenti della scuola attraverso i suoi libri e quaderni. Desideravo vederlo crescere giorno dopo giorno scoprendo in lui piccole parti di me…insegnargli a superare le debolezze e a non nascondersi come ho spesso fatto io.
Non so se diventeró mai una mamma, né so se saró mai una buona mamma. Tuttavia, mi ritrovo spesso a sognare di costruire qualcosa che è e sempre sarà parte di me. Perché un figlio è questo: estensione di due corpi che si sono amati al punto di donare la vita…e questa vita porta in sé, in quanto emanazione, quell’amore. E lo farà sempre, comunque, anche se a volte capita che le strade possano dividersi.
Se penso al Natale penso a questo. E la mia strada, che in questi mesi è stata simile ad uno sterrato, deve ancora trovare i suoi semi. Per ogni passo che credo di aver fatto in avanti… Devo poi voltarmi indietro e ritrovarmi ad aver fatto un salto rispetto a quelle che erano le ultime orme. E vedo un po’ di vuoto indietro ed un po’ di vuoto avanti.
Sì, non posso certo dire di amare il Natale.
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Sul Natale
1L’ansia dei regali di Natale
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Detesto crearmi ansie gratuite, e detesto sopratutto l’ansia da regali. Detesto tutto lo spreco che ruota attorno al Natale, e cerco sempre di lanciare chiari messaggi su quelli che dovrebbero essere i doni a me destinati: cose di cui io abbia veramente bisogno o che siano utili in casa.
Il regalo perfetto per i “genitori” era per me un pranzo al ristorante che riunisse la famiglia e facesse tutti felici. Se è vero che andare a mangiare fuori rappresenta un lusso (e quindi potrebbe apparire uno spreco, una cosa inutile) è altrettanto vero che i pranzi di festa in casa si rivelano uno spreco di risorse. Si preparano cose in quantità, neppure ci fosse a tavola un esercito in rientro dalla tre giorni di sopravvivenza, col risulato di avere poi un frigorifero che vomita piatti da riscaldare per giorni e giorni. Tutto questo non mi piace. La totale assenza di misura mi disturba. Tutto sommato mi pare sia meglio spendere di più ma consumare tutto e subito, senza lasciare quella sensazione di spreco che mi assale quando devo sparecchiare la tavola.
Per tradizione, il pranzo di Natale si fa da me. Ognuno porta qualcosa. Si parte dall’aperitivo, con tartine e tramezzini. Quindi l’antipasto… con almeno 4-5 portate. Un primo. Due secondi con due contorni e quindi il dolce, il panettone e la frutta (compresa l’immancabile secca). Il problema è che quando ognuno porta qualcosa prepara per un tot numero di persone e perde il senso del peso della portata nell’insieme del pranzo. Di qui lo spreco, enorme.
Comunque, questo Natale, tutti i regali saranno rigorosamente made in Italy. Sosteniamo le buone tradizioni italiane! Per la mamma un bel grembiule ricamato a mano. Per il papà del buon vino di Ovada. Per la coppia una sorpresa da vivere insieme. Per gli amici non ho ancora deciso, ma sempre di artigianato si tratterà. E voi, avete già deciso?
Database per consegne via corriere
0Decido che quest’anno i regali aziendali saranno solo pacchi di cose buone da gustare. Perché in fondo quando si sceglievano altre cose non è che poi queste si impacchettassero e spedissero da sole. Poi con la crisi mi pare proprio cretino regalare beni di consumo, meglio quelle cose che si gustano nell’intimità del nido. Fa più calore, fa più Natale.
Poi arriva una bella novità: un database da compilare ad uso e consumo del corriere. Occorre specificare tutto, mancano solo i peli del culo di ogni singolo cliente. E chi imputa i dati? Ci risiamo. Con la solita storia del se non ce la fai a fare tutto fatti aiutare. E tutt’attorno è una landa desolata con ululati remoti e qualche soffio di vento. Odio il Natale.
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