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Perché guardare Tredici anche se non sei più adolescente

Sono a metà della visione di Tredici (o 13ReasonWhy), il nuovo teen drama che Netflix ha pubblicato il week end scorso e riesco solo a pensare che, grazie a Dio, non sono più adolescente. Ciò non mi esime dal voler immergermi in questo thriller psicologico ben scritto e realizzato, con una colonna sonora che appartiene più alla mia generazione (Joy Division, The Cure, Woodkid) che ai duemila che si vedono sullo schermo.

Tredici è la storia di Hannah (la bellissima Katherine Langford), una ragazza di 17 anni che si suicida e spiega i 13 motivi per l’hanno spinta a farlo in alcune audiocassette. A farne le spese maggiormente è Clay (Dylan Minnette), compagno di scuola segretamente innamorato, che si renderà conto di tutto il disagio di cui soffriva la ragazza solamente dopo aver ascoltato la sua storia.

È una guida per genitori (quasi completamente assenti nella serie) e per compagni di classe che bazzicano i gruppi segreti di Facebook, dove si inneggia all’odio e alla violenza sulle donne, convinti che un commento su internet non possa avere chissà quale peso.

Dalle mie parti, a scuola, quando sei un adolescente devi necessariamente guardare i film che raccontano la mafia (giustamente), perché la terra che abito è quella dove la mafia è nata. Sono passati tanti anni e i problemi dei giovani d’oggi sembrano essere a volte più insostenibili, a causa della tecnologia e del cyberbullismo. La stronzaggine, no. Quella c’è sempre stata, anche negli anni Novanta.

Questa digressione per dire che Tredici dovrebbe essere trasmessa nelle scuole: è una serie piuttosto realistica, dove il suicidio viene raccontato in modo accurato, senza essere romanzato.

Tralasciando lo stupore e la meraviglia di vedere un walkman in mano a un adolescente del 2017, la serie è un pugno nello stomaco. Puoi immedesimarti nel bullo o in chi quella derisione la subisce, e spiega molto bene quali sono i sentimenti di una ragazza di 17 anni di fronte a una serie di reazioni a catena che sembrano impossibili da fermare.

Nella sua delicatezza, descrive bene come ci si sente a essere oggi una ragazza che viene presa di mira dai propri compagni di scuola, per i motivi più disparati. Racconta la cattiveria e la superficialità di ragazzi che soffrono l’assenza dei genitori, i quali sono – per primi – veri artefici del destino dei propri figli, futuri bulli.

 

 

Se non vi ho ancora convinti, ecco il trailer: