Credo di stare meglio perche’ ho iniziato ad incavolarmi. Stavo cercando di riportarmi al passo con le notizie degli ultimi giorni e mi sono imbattuta in un provvedimento che interessa il fenomeno prostituzione a Genova:
“[...]Multe salate di 200 euro per i clienti e di 150 per le prostitute. [...] si vanno a punire le violazioni al pubblico decoro e tutti quegli atteggiamenti aggressivi e provocanti fra cliente e prostituta”. [fonte]
Ma perche’ non riapriamo i bordelli? Se facciamo un po’ di mente locale non sembriamo un Paese affezionato al pubblico decoro. Siamo piu’ quelli che nascondono lo sporco sotto ai tappeti… quindi tanto vale, questo sporco, nasconderlo in case apposite.
Avete idea di quanto ci costino ogni giorno le prostitute che vanno ad abortire nei nostri ospedali? E poi dicono che la sanita’ non ha soldi. Non ho niente contro il lavoro piu’ antico al mondo, vorrei solo che ci fosse meno perbenismo sterile. Lasciamo che, sotto casa degli altri, donne vengano picchiate e costrette a vendersi senza nessuna tutela, chissa’ in quali condizioni igieniche e di ignoranza. Facciamone invece una professione, prepariamo questa gente al sesso sicuro, mettiamola nelle condizioni di lavorare nella piena tutela della propria incolumita’ fisica. Facciamo in modo che paghino le tasse e si guadagnino l’assistenza medica alla quale ricorrono.
Ma no, preferiamo lasciare che queste cose accadano, magari lontano da casa nostra, lontano dagli occhi dei nostri figli, perche’ tanto quando ne trovano una morta ammazzata nessuno la vede come un essere umano. A volte capita. Era una prostituta. Se l’e’ cercata, no?
Ma tutte le vallette poco vestite o molto svestite che ci sono in TV non offendono il decoro? I loro atteggiamenti aggressivi e provocanti non sembrano disturbare neppure il moige. Forse perche’ non sono direttamente riconducibili a fatti di vita vera.
Quando ero bambina, dopo una cena in pizzeria con amici di famiglia, il padre di un’amica mi disse: “Quelle sono prostitute. Si vestono cosi’ perche’ fanno vedere quello che vendono. Si’, avranno sicuramente freddo ma qualcuno le obbliga a stare cosi’”. Be’ oggi mi viene da dire che siamo noi, col nostro perbenismo, a farle stare in mutande e reggiseno, con 5 gradi, accanto a delle cassette da frutta incendiate.
Mi hanno sempre insegnato ad affrontare i problemi e sono delusa perche’ vivo in un Paese che non lo fa.
PS: Questo post e tanto nervosismo derivano dalle visite ambulatoriali affrontate negli ultimi tempi. Sara’ anche stato un caso… ma ogni volta c’erano minimo 10 giovani extracomunitarie per la 194. Meditiamo.
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