Non so bene dove andró a parare. Sono giorni strani. Natale si avvicina e non ho idee, non ho slanci. Mi sento come nell’ovatta distante dall’atmosfera che dovrei cercar di creare in me. Mancano pochi giorni e ho comprato un solo regalo. Altri li ho in mente… Almeno un paio li ho.
Ma dove finiscono quella semplicità, quell’attesa che si hanno da bambini? Spariscono per rivivere un giorno nei nostri figli?
Ed ecco che a Natale non capisco chi sono né cosa voglio essere. Mi è capitato spesso in questi ultimi 10 anni. Probabilmente è stato lo scossone che mi ha rivoluzionato la vita in quel tempo ormai lontano ma comunque sempre, ancora, troppo vicino. Ho smesso di sentirmi la Chiara che ero. Mi sono rifugiata in quello che credevo essere giusto. Ne sono soffocata dentro.
Vivere il Natale in una casa vuota è una cosa che mi spaventa. Anni fa credevo che oggi avrei avuto un figlio… Non volevo essere una madre “vecchia”, volevo crescere insieme ad un figlio con freschezza. Desideravo rivivere i momenti della scuola attraverso i suoi libri e quaderni. Desideravo vederlo crescere giorno dopo giorno scoprendo in lui piccole parti di me…insegnargli a superare le debolezze e a non nascondersi come ho spesso fatto io.
Non so se diventeró mai una mamma, né so se saró mai una buona mamma. Tuttavia, mi ritrovo spesso a sognare di costruire qualcosa che è e sempre sarà parte di me. Perché un figlio è questo: estensione di due corpi che si sono amati al punto di donare la vita…e questa vita porta in sé, in quanto emanazione, quell’amore. E lo farà sempre, comunque, anche se a volte capita che le strade possano dividersi.
Se penso al Natale penso a questo. E la mia strada, che in questi mesi è stata simile ad uno sterrato, deve ancora trovare i suoi semi. Per ogni passo che credo di aver fatto in avanti… Devo poi voltarmi indietro e ritrovarmi ad aver fatto un salto rispetto a quelle che erano le ultime orme. E vedo un po’ di vuoto indietro ed un po’ di vuoto avanti.
Sì, non posso certo dire di amare il Natale.
Sul Natale
1Prima marchetta 2011: un miniracconto
1Scrivo. Scrivo abbastanza e scrivo per me. Anni fa, sul mio blog, comparivano anche le mie poesie, poi mi sono chiusa a riccio in me stessa.
Tuttavia, ogni giorno, incontro persone con storie da raccontare. E ci sarebbero anche le mie, di storie, se solo avessi la voglia di ricominciare ad analizzarmi in testi e rime. Ma gli altri esercitano sempre un fascino maggiore e sono, spesso, una soluzione più comoda e rassicurante.
Nella mia impossibilità psicologica di scrivere qui, ho trovato un’alternativa nell’invito dell’amico Samu. Mi ha inviato una foto e mi ha chiesto di scrivere qualcosa che fosse attinente. Probabilmente il mio miniracconto è pretestuoso, probabilmente no. Le parole citate le ho trovate davvero, erano scritte su un libro lasciato o dimenticato su una panchina nel centro di Genova. Le avevo trascritte. Le ho volute riutilizzare. Here, There and Everywhere.
Anno nuovo, buoni propositi vecchi.
1Il 2010 è stato un anno strano. Un anno pieno di cambiamenti. Alcuni positivi davvero, altri decisamente meno. Era iniziato con tanti buoni propositi ed è finito con numerose insicurezze.
Per iniziare in bellezza il 2011 ho deciso di mettere da parte la persona che sono sempre stata e di mettermi un po’ in gioco. Prima di tutto ho preso qualche giorno di ferie (mai fatto ferie in inverno da quando lavoro), ho fatto fagotto e sono andata in montagna con amici. Sono stati i giorni più spensierati degli ultimi anni. Mi sono sentita a contatto con la natura. Il freddo che mi faceva scottare il viso era come una carezza nel torpore della vita (lavorativa).
Ho perfino provato a sciare. Prima ho preso lezioni di snowboard ad Artesina col maestro Gianluca, poi ho fatto una breve lezione di sci con un amico a Frabosa. Come mi sono divertita! Io che giocavo a fare l’intellettuale, quella che non poteva perdere tempo a fare avanti e indietro su una stupida pista.
Quelli sulla neve sono stati i momenti in cui ho staccato di più. Non ho pensato al lavoro, non ho pensato ai piccoli problemi di tutti i giorni. Niente ansie… c’eravamo solo io, la neve, gli amici… le persone care.
Sono rimasta così piacevolmente impressionata che ho deciso di fare la settimana bianca e di imparare seriamente a sciare!
I buoni propositi per il 2011 sono:
* Pensare un po’ più a me stessa e alle mie esigenze
* Avere il coraggio di fare cose che non avrei mai fatto (visto che poi mi vengono anche abbastanza bene…)
* Osare di più in generale
* Armarmi di un po’ di diplomazia in più… perché tendenzialmente prendo troppo le cose di petto.
Sono tutte cose che sembrano un po’ campate per aria ma sono cose sulle quali lavoro da anni e decisamente non va bene se arrivo a superare i trenta con i conti della serva da fare… conti che per altro riguardano principalmente il mio carattere.
Provvederò a stilare una lista più concreta nei prossimi giorni!
Grazie amici!
3In questi giorni ho ricevuto moltissime telefonate e messaggi. Segno che qualcuno mi vuole bene veramente. Pero’ so che di sicuro devono esserci altrettante persone che mi vogliono bene ma non mi chiamano e non mi mandano messaggi. Io sarei una di queste. Io certe cose non le so fare e, quando mi sforzo di farle, mi vengono veramente male. Questo non significa che io non stia pensando ad una persona o patendo per lei. Negli anni, delusione dopo delusione, ho messo su una corazza che probabilmente mi fa apparire distaccata… ma ci sono eccezioni, ci sono persone che, se mi rendono anche solo un quarto di dito, riescono a tirare fuori il mio lato pucci-pucci (e probabilmente sono le stesse che preferirebbero non vederlo
).
Sto attraversando una fase di depressione. Piango per qualsiasi stupida cosa. Probabilmente dovremmo smetterla di dire che gli uomini ragionano col pene perche’ ora che mi hanno toccato l’utero mi sembra di non essere poi molto diversa. Ok, non reco danno a nessuno, ma sono una tremenda rompipalle (e se me lo dico da sola….).
Comunque, sapere che qualcuno mi pensa, mi e’ di grande consolazione. In futuro cerchero’ di essere meno orso.
AMT Genova: per gli utenti è facile viaggiare a scrocco
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Da Maggio non mi muovo più in motorino ma prendo i mezzi pubblici. Era dal 2007 che non ne usufruivo quotidianamente e devo ammettere che il servizio sia peggiorato. Gli autobus non sono sporchi, ma su alcune linee sono pochi e sempre pieni. Spesso saltano le corse negli orari di punta e muoversi per 2,5km può richiedere oltre 1 ora (sì, potrei andare a piedi, ma la salita mi ucciderebbe). I treni, invece, non hanno più l’aria condizionata (e pensare che nel 2006 avevo sempre in borsa un maglioncino per evitare il mal di gola costante), sono sporchi e poco puntuali.
Considerando questo quadro, la manovra che porterà a tagli di risorse nel trasporto pubblico cittadino rende il quadro allarmante. Ma qui mi permetto di fare due osservazioni.
Abbiamo una metropolitana alla quale chiunque, senza biglietto, può accedere. Probabilmente siamo gli unici al mondo. A riguardo leggete cosa scriveva qualche mese fa Elena, milanese in visita. Ultimamente ho preso spesso la metro per evitare il traffico e ho incontrato i controllori solo una volta, in orario di pausa pranzo, con la metro semivuota. Mettere i tornelli significa creare uno sbarramento ed evitare che la gente possa accedere senza biglietto o abbonamento. Una garanzia di introiti. I controllori potrebbero stare nei gabbiotti come a Londra o Parigi. Come mai questa cosa non è stata concepita? La prima volta che ho preso la metro non capivo come accedere ai binari perché mi aspettavo di trovare i tornelli!!!
Abbiamo, poi, commissionato tanti nuovi autobus ecologici. Belli, nulla da ridire, ma con pochi posti a sedere (e anche stare in piedi non è esattamente comodo). Perché nessuno ha pensato di far salire le persone solo davanti e di mettere una sola uscita in fondo? In tutti i posti in cui i mezzi di trasporto sono efficienti, si sale davanti, si esibisce la tessera (o il biglietto…), oppure si comunica al conducente di dover fare il biglietto in vettura. L’obliteratrice è sotto al naso del conducente. E’ letteralmente impossibile salire a scrocco. Perché da noi non si fa altrettato se poi i problemi sono di natura economica???
Ora mi direte che abbiamo fretta, che abbiamo pochi spazi, che il mezzo ci metterebbe una vita a fare tutto un percorso a ritmo di biglietti esibiti. Però, io lo ammetto: preferirei alzarmi 20 minuti prima al mattino e sapere che vivo in una città in cui le cose funzionano perché vengono fatte con criterio. Tra l’altro ho il sospetto che se tutti pagassero gli aumenti sarebbero meno incisivi sul nostro povero budget.
Non faccio le cose facili, parlo di cose che ho visto altrove, parlo quindi di cose che probabilmente sono realizzabili.
Vorrei, ogni volta che prendo un autobus, salire a bordo, salutare il conducente, esibire la tessera e andare a sedermi. Sarebbe un servizio più a misura d’uomo, non svalutiamo i rapporti umani per la fretta… Invece no: salgo sull’autobus spintonata da tutte le parti, spintonando a mia volta mi cerco uno spazio per respirare e il conducente ha sempre la faccia scazzata di chi vorrebbe essere altrove.
Cara AMT, pensaci bene… io, nel frattempo, ti darò la mia fiducia con un abbonamento annuale dal prossimo mese (aspettavo la quattordicesima!).
Il geniale outfit di oggi: stivali col sole
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Per dire. Questa mattina mi sono svegliata con lampi e tuoni e sono andata a lavorare con un’acqua tanta. Mi sono vestita troppo… e ho messo degli stivali che, pur essendo di gomma (una gomma che simula la pelle fin troppo bene), metto solo in autunno ed in inverno. Ovviamente è venuto fuori un sole… ma un sole… ed in pausa pranzo mi vergognavo talmente tanto di uscire dall’ufficio che ho dovuto ordinare una pizza da asporto. Sic!
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